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Taj Mahal l’amore eterno scolpito nel marmo

Esistono molti luoghi romantici o ritenuti tali a questo mondo. Se chiedete la mia personale opinione credo che il luogo dell’ per eccellenza non sia nè il balcone di Giulietta a Verona nè il Ponte dei Sospiri a Venezia, ma il , simbolo iconografico dell’, immagine nel marmo della più pura perfezione più pura, uno dei capolavori dell’arte mondiale protetti dall’Unesco. Ha avuto nel corso della storia molti nomi: “marmo scavato nelle lacrime”, “una lacrima sul volto del tempo”, “il cancello d’avorio sotto il quale passano i sogni”, per me è la rappresentazione artistica più completa dell’.
Tutto ebbe inizio durante la potente dinastia Moghul: nel 1630 l’imperatore Shah Jahan perse l’adorata moglie, Arjumand Banu Begum, conosciuta con il nome di Mumatz Mahal, che in persiano significa “la luce del palazzo”, morta dando alla luce il quattordicesimo figlio dell’imperatore. Le leggende narrano che fosse donna di straordinaria bellezza, dotata di molte virtù morali, talmente innamorata del suo uomo da seguirlo persino in battaglia.In punto di morte chiese al marito di erigere un monumento come simbolo eterno del loro : nacque il , appunto, dove la donna riposa protetta nel marmo. I lavori di costruzione del mausoleo iniziarono nel 1632 e durarono per 22 anni: vi parteciparono ventimila persone, tra cui numerosi artigiani provenienti dall’Europa e dall’Asia Centrale.
La costruzione è ricchissima: diaspro dal Punjab, giada e cristallo dalla Cina, turchesi dal Tibet, lapislazzuli dall’Afghanistan, zaffiri dallo Sri Lanka, corniolo dall’Arabia, agata dallo Yemen e il meraviglioso marmo bianco del Rajasthan.
Per sottolineare il rapporto di parità con la moglie, Shah Jahan accarezzò anche il progetto di far costruire per la propria morte un gemello del , identico ma tutto di colore, il figlio preferì invece seppellire il padre accanto all’amata sposa. E’ sempre bellissimo, ma visto alla luce del tramonto ti fa riflettere sulla precarietà della vita e la forza dell’. Una lacrima è d’obbligo.

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