L’isola in un bicchiere: il limoncello di Capri

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Il bello di Capri? Non è mai solo un’isola in cui trascorrere le vacanze tra una spiaggia e l’altra. C’è una Capri da vedere che offre mille meraviglie naturali come la Grotta Azzurra. Poi, c’è una Capri da scoprire con i suoi monumenti. Un esempio? Villa Lysis.

E infine, c’è una Capri da mangiare e bere. Sì, da bere in un bicchiere di limoncello. Hai capito, vero? Oggi voglio parlarti di questo nettare ricavato dai limoni ma che si porta dentro il colore e l’intensità del sole.

Allora, sei pronto a conoscere la storia, i segreti e la ricetta del limoncello di Capri?

La storia del limoncello di Capri

Le origini del limoncello sono avvolte dal mistero. A contenderle, in una lotta senza tempo, ci sono Capri, Sorrento e Amalfi. Tuttavia, le prime tracce di questo liquore vanno ricercate negli ambienti popolari e umili. Pare che il liquore fosse diffuso tra i pescatori, lo bevevano per riscaldarsi l’anima e il corpo prima di prendere il largo al mattino presto.

Ma non solo. Anche i monaci erano soliti bagnarsi le labbra con lo stuzzicante nettare al limone. Chissà, probabilmente avevano bisogno di evadere dall’austera vita monacale. Mettevano da parte le preghiere per qualche ora e si recavano in laboratorio per preparare il limoncello. Forse proprio gli stessi monaci della Certosa di San Giacomo a Capri hanno favorito l’espansione del digestivo.

Se le origini sono vaghe, quasi leggendarie, una certezza assoluta c’è: il legame tra Capri e il limoncello è indissolubile. Bisogna ricercarlo all’interno di una laboriosa famiglia caprese: la famiglia Canale. In particolare nella figura di Vincenza Canale, proprietaria della pensione Mariantonia ad Anacapri.

Nei primi anni dell’Ottocento l’albergatrice comincia a costruire il culto dell’ospitalità caprese, offrendo ai suoi ospiti il delizioso liquore preparato con le sue mani. Seguendo la sua ricetta.

Ignazio e Arturo Cerio, Jacques Fersen, Alex Munthe, Alfred Krupp erano soliti sostare da lei al tramonto per salutare la giornata appena trascorsa nel miglior modo possibile: gustando un bicchiere di “limonillo”, antico termine caprese per riferirsi alla bevanda.

bottiglia di limoncello di Capri con foglie
PH Davide Esposito

Nel 1988 la svolta: i discendenti di Vincenza Canale registrano per primi il marchio Limoncello di Capri. Da quel momento la fama del distillato travalica i confini isolani. Dai tavolini dei bar della Piazzetta conquista gli Stati Uniti, la Turchia e il resto del mondo. Oggi la famiglia Canale continua ancora a produrre il limoncello di Capri, seguendo la formula originale di Vincenza Canale.

Gli ingredienti

Gli ingredienti per fare il limoncello di Capri in casa sono molto semplici da trovare. Ti consiglio di puntare sulla qualità della materia prima: i limoni devono essere di prima fioritura e raccolti alle prime luci del giorno. Il motivo? All’alba il sapore di questi frutti è più ricco e il profumo più concentrato.

Altro aspetto da valutare: la forma dei limoni. I più indicati? Quelli ovali tipici di Capri e della Penisola Sorrentina. In alternativa, puoi usare il limone sfusato coltivato nella Costiera Amalfitana. Ora andiamo al sodo, ecco gli elementi che ti servono per preparare due litri del famoso liquore:

  • 10 limoni, meglio se non trattati.
  • 1 chilogrammo di zucchero.
  • 1 litro di alcol a 95 gradi.
  • 1 litro e mezzo di acqua.

Come si fa il limoncello di Capri

Prima di iniziare a preparare la ricetta assicurati di lavare a lungo i limoni, strofinando bene per eliminare eventuali residui. Poi, sbuccia i frutti con un pelapatate, ricavandone scorze sottili. L’importante, in questa fase, è evitare di togliere la parte bianca che darebbe alla bevanda un sapore troppo amaro.

Su un ripiano taglia le bucce a listarelle. Poi, mettile in un recipiente ermetico a macerare con 750 millilitri d’alcol per circa un mese. In questo modo lo spirito assorbe il colore e il profumo dalle scorze. L’ambiente in cui far riposare l’impasto deve essere poco illuminato. Una raccomandazione: di tanto in tanto agita il contenitore.

Trascorso il periodo di macerazione, sciogli lo zucchero nell’acqua in ebollizione. In seguito, lascia raffreddare lo sciroppo e uniscilo al preparato in infusione che hai conservato, aggiungendo altri 250 millilitri d’alcol. A questo punto, chiudi di nuovo il contenitore per altri 25 giorni.

Dopo, devi occuparti del filtraggio. Per effettuare questo passaggio sfrutta degli imbuti rivestiti con una garza e delle bottiglie da due litri. Una volta che le bottiglie sono state riempite mettile nel freezer.

Non solo preparazione. Anche servire il limoncello è un rituale che va svolto con cura. Versalo in piccoli bicchieri congelati, questa piccola accortezza esalta il gusto del liquore. E per completare in bellezza accompagnalo a una fetta di torta caprese

Hai assaggiato Il limoncello di Capri?

Questa è la ricetta del limoncello di Capri fatto in casa. Il liquore per eccellenza che racchiude le tradizioni e i sapori dell’isola azzurra. Non c’è pranzo, cena o giro in barca che possa dirsi concluso senza questo distillato.

Il limoncello puoi usarlo anche per aromatizzare dolci come il babà oppure puoi preparare una sua variante, la crema di limoncello. Ora mi piacerebbe ascoltare la tua opinione. Tu come fai il limoncello, qual è il tuo metodo? Lascia la tua esperienza nei commenti.

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Marilena D'Ambro

Giornalista, blogger e webwriter. Scrivo per diversi blog tra cui: SEOchef, HostingVirtuale e LogicalDOC – Gestione documentale facile. Non inizio la mia giornata senza un buon caffè e una passeggiata immersa nella natura in compagnia del mare.

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