Irlanda del Nord: 10 motivi per visitarla

L’Irlanda del Nord è una regione della Gran Bretagna che insiste sull’Isola di Smeraldo dove si sviluppa la Repubblica – più nota – irlandese.

Capita che molte persone non sappiano che l’Irlanda è di fatto divisa in due: due monete, due nazioni, due religioni. La storia di questo lembo di terra anomalo, che si snoda dal Donegal a Belfast, sul Mare d’Irlanda, è ricca di spunti per capire questo paese, i suoi abitanti, i malumori intestini mai dimenticati che hanno portato a faide non ancora del tutto cancellate, se pur, dal 10 aprile 1998, sia stata siglata la pace.

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La storia dei troubles

In breve, l’Irlanda era di fatto inglese, protestante, fino al 1920 circa. L’Irlanda, terra del super cattolico san Patrizio, era invece di frangia opposta. Il governo inglese, nei secoli, non ha mai smesso di rafforzare la sua presenza, opprimendo quella del popolo irlandese. Il popolo irlandese si ribellò in diverse fasi, fino al momento della dichiarazione di indipendenza del 1916, con l’occupazione dell’Edificio delle Poste di Dublino, sedata con la fucilazione di alcuni insorti. Nel 1917 il Sin Feinn, il partito irlandese, costituì un esercito indipendente, l’IRA che, sul finire della Seconda Guerra Mondiale diventava sempre più forte. Nel 1918, infatti, il partito irlandese prese 30 sui 23 seggi dell’Irlanda, decretando quindi la forza della Nazione contro la corona. A nulla valsero, inizialmente, questi voti, servirono le armi e una lunga guerra di indipendenza per sancire la nascita della Repubblica d’Irlanda, nel 1921.

E l’Irlanda del Nord?

L’Irlanda del Nord decise, con le sue sei contee, di rimanere annessa alla Gran Bretagna. Il popolo inglese, con la sua cultura e la sua religione si era insediato pesantemente in quelle terre e i cattolici irlandesi rappresentavano una minoranza. Di conseguenza, il popolo di quelle contee decise di non annettersi all’Irlanda Repubblicana, mettendo Belfast a sua capitale e andando a generare azioni di oppressione verso la minoranza cattolica che, dall’indipendenza, venne oppressa pesantemente, si vide togliere molti diritti e venne relegata a popolo di serie B di quel paese. Purtroppo questo odio si alimentò a tal punto da generare un momento storico pesante per l’isola di smeraldo, che se ci trasmette oggi tanta pace, e purtroppo lo fa dopo essersi macchiata di altrettanto sangue.

I troubles

Si chiamano troubles i momenti più duri della storia recente di questa nazione. Troubles ormai è una parola conosciuta in tutto il mondo che identifica le guerre intestine a questa isola, svoltesi con azioni terroristiche, pesanti sommosse, oppressioni popolari, sfociate in momenti indimenticati come Bloody Sunday, celebrata anche nel testo di una canzone degli U2. I troubles, che sono stati etichettati arbitrariamente come disordini, in realtà furono molto più pesanti di come la parola li dipinge e coinvolsero movimenti protestanti contro movimenti cattolici tra il 1960 e il 1990, portando con sé ben 3000 morti. Gli irlandesi sono ancora provati, le politiche di riassesto sono difficili e in ogni dove si sente questa sofferenza che tarda a diradarsi ma che, forse, non deve nemmeno essere dimenticata.

Da dove cominciare un tour dell’Irlanda?

Personalmente io consiglio a tutti quelli che me lo chiedono di partire da qui. Si respira un’Irlanda meno turistica e ricca di cuore. Ogni volta che torno in questa terra faccio una capatina in una di queste sei contee, parlo con la gente, mi faccio raccontare quello che ha vissuto. Durante l’ultimo viaggio ho fatto una bella escursione di due giorni nel Ring of Gullion, di cui spero di parlarvi presto. Poco conosciuto, si trova proprio su quel confine che oggi, a causa di un referendum che non smetterà mai di essere contestato, potrebbe essere ristabilito. Non che il confine non esista, sulla carta, ma la partecipazione della Gran Bretagna all’UE rendeva di fatto inesistente il suo attraversamento: in un minuto eri in Irlanda, nell’altro stavi nel Regno Unito, così, senza controlli. Con la Brexit si parla di ristabilire i confini e ridividere ciò che a fatica si stava riunendo. Ad ogni modo, al Ring of Guillon ho conosciuto alcune persone stupite della mia presenza lì: dicevano di non aver mai visto italiani. Io ero più stupita di loro e così abbiamo iniziato a parlare, perché questa gente non desidera altro che raccontare, vuole dire che

in Irlanda del Nord si può stare bene e che è una terra da visitare meravigliosa quanto tutta la Repubblica.

Consiglio per viaggiare in Irlanda

Se viaggi in Irlanda non vederla divisa in due nazioni, scoprila tutta.

Io credo fermamente che

il viaggio passa attraverso la bellezza, la natura, i monumenti, ma soprattutto tocchi la cultura e le persone.

Poterle conoscere, parlarci, capire i loro punti di vista è un tesoro che va ben oltre frammenti di opere d’arte e la visita a qualche museo. Unire le due cose ti permette di portare a casa un valore profondo, che rende la tua esperienza diversa da quella di chiunque visiti quella terra.

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Panorama dell’Irlanda del Nord – ph. Silvia Signoretti

Programmare un viaggio in Irlanda è abbastanza semplice e, come dicevo, consiglio sempre di partire dal Nord, se possibile da Belfast, proprio per toccare con mano la storia vera della nazione che si va ad attraversare. Abbiamo parlato qualche giorno fa dell’Irlanda sulle orme di Game of Thrones, oggi voglio darvi 10 suggerimenti per visitare il nord, tra posti insoliti e luoghi noti. Se siete al primo viaggio in Irlanda considerate Belfast, le Giant’s Causeway, Downhill e Londonderry, seguendo la Causeway Coastal Route che si congiunge, poi, con la Wild Atlantic Way. Se invece volete tornare in Irlanda perché ve ne siete innamorati, e magari i suggerimenti sul percorso de Il Trono di Spade non fanno al caso vostro, vi suggerisco di valutare 10-15 giorni solo in Irlanda nel Nord: non ve ne pentirete.

Ecco dunque 10 suggerimenti (più o meno) che spero via aiutino in questo viaggio.

10 Suggerimenti per visitare l’Irlanda del Nord

1. La moneta

L’Irlanda del Nord non ha l’euro. Attenzione, la moneta accettata è la sterlina inglese, per cui serve che facciate il cambio o vi avvaliate di un  ATM (i bancomat in inglese) per rifornirvi di denaro. Io non ho mai avuto problemi a pagare con la carta o il POS e un tempo riuscivo anche a pagare in euro ricevendo come resto le sterline. Nell’ultimo viaggio fuori dalla Repubblica d’Irlanda, però, non è stato così e ho dovuto munirmi di valuta locale. Il cambio con la sterlina è oggi più favorevole di qualche anno fa ma ciò non toglie che sia da tener conto, nella programmazione del viaggio, anche di questa spesa. Il consiglio che vi dò, se programmate una vacanza in Irlanda del Nord, è di misurare per tempo il cambio, andando a prendere le sterline in banca, se volete essere iper organizzati, per tempo. Se vivete la vacanza alla giornata, non preoccupatevi, gli ATM sono tanti, ma controllate i costi vivi del cambio al prelievo perché potrebbe convenirvi prelevare più soldi per avere costi inferiori. La mia banca mi mette 3 euro circa sul cambio, per cui se prelevo 10 euro o 250 devo comunque spenderne 3, ma se ho prendo 10 euro alla volta pagherò 25 volte 3 euro (75, insomma), che non mi pare conveniente.

2. La lingua

In Irlanda del nord si parla inglese ma il loro è davvero stretto, influenzato dal gaelico. In alcune zone è molto radicato l’uso del gaelico irlandese, una lingua celtica che viene insegnata anche a scuola e rappresenta la storia dell’isola. Se vi imbattete in qualcuno che proprio non capite, attenzione! Potrebbe non essere Gaelico ma Ulster Scots, una lingua mista inglese e scozzese che si parla solo in alcune contee e a Londonderry.

3. La guida

Lo avevamo già detto nell’articolo sulle 10 cose che devi sapere per visitare l’Irlanda, intesa come isola. E tutta l’isola ha la guida a destra, al contrario rispetto alla nostra (e a quella della gran parte del mondo). Potete inveire finché volete ma la corona brittanica non sente ancora ragioni (e nemmeno il governo irlandese, almeno in questo vanno d’accordo) e per il momento vi dovete abituare a questa anomalia. Ci si abitua, davvero. Il rischio maggiore sono le rotonde e le immissioni a sinistra. Fate attenzione e usate prudenza.

4. Belfast: fate un political taxi tour

Ne abbiamo parlato qualche tempo fa e Belfast di fatto rappresenta la voglia di riscatto di una regione che è stata bypassata dai flussi turistici per troppo tempo, tanto da volersi risollevare per attrarre nuovi business, considerato che per la regione il turismo è il cuore pulsante delle attività. Belfast si è attivata in diversi modi per far conoscere la sua storia e farsi amare. Girare per le sue strade è davvero suggestivo, sedersi a un pub e parlare con la gente (vi consiglio il The Crown Liquor Salon e il Maddens e il Kelly’s Cellar) vi permette di entrare nel mood del Craic, qui tanto famoso. I giardini botanici sono meravigliosi così come il Parlamento ma è altrettanto suggestivo, che siate adulti o bambini, immergersi nel Titanic Belfast, una vera opera attira turisti che parla di riscatto: finalmente anche Belfast ha un’attrazione degna di richiamare turisti attraverso la storia della nave più famosa del mondo, che è stata costruita qui: il Titanic.

Quello che però pochi italiani fanno e che se siete un pochino pratici con l’inglese vale davvero i soldi, è il Political Taxi Tour. Andate all’Ufficio Informazioni Turistiche e chiedete quello più completo. In pratica un tassista dei black cable vi porterà per circa 3 ore in giro per le zone dei Troubles, nel ghetto dei cattolici e tra le case dei presidi dell’Ulster Defence Association. Vi condurrà alla scoperta dei murales di Belfast, delle zone dei conflitti e vi racconterà una storia che lui ha vissuto, a metà tra visita guidata ed esperienza personale. Si dice che ogni persona irlandese abbia nella sua cerchia ristretta almeno qualcuno che è stato colpito dai Troubles.  I taxisti possono essere cattolici o protestanti, per cui ogni tour vi porterà emozioni diverse. Non si tratta di una cifra economica e da molti era vista come un’operazione turistica, in realtà è quanto di più vero, oltre a parlare con la gente, possiate fare.

5. Bobby Sands

Che personaggio! E’ di fatto la rappresentazione dei Troubles. Divenne tristemente famoso per lo sciopero della fame e delle sete in rivolta la governo britannico che lo aveva incarcerato. Morì il 5 maggio 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame e 25 giorni, da prigioniero, come più giovane deputato del governo del nord Irlanda, cui non presenziò mai. Il libro che ne racconta la storia è cruento, leggetelo solo se avete stomaco. Vi si racconta di uno stato che incarcerava senza processo, per cui anche Bobby, la prima volta, venne messo dietro le sbarre senza poter dimostrare la sua innocenza.

Il suo ruolo nel Governo Indipendentista e come membro dell’IRA lo resero così popolare da essere introdotto spesso in accuse che non lo riguardavano, in un andirivieni fuori e dentro il carcere destinato a sedare più gli animi di chi lo stava rendendo un esempio che il suo. Venne costretto a stare nudo, perquisito in ogni anfratto e attivò una delle proteste più note nel 1976, quando decise di rivoltarsi alla permanenza in un luogo umido e freddo, con vesti non idonee, indossando le coperte e spingendo i suoi compagni a farlo altrettanto. Nacque così la più nota blanket protest. Mentre lui entrava e usciva dal carcere si avviavano manifestazioni a suo sostegno, di cui narrano i murales.

Di fatto i prigionieri chiedevano lo stato di prigionieri politici, che avrebbe dato loro più libertà, ma gli veniva di volta in volta negato dal governo britannico. Fu così che il gesto estremo, l’ultimo, si attuò con gli scioperi della fame del 1980, conclusi nel 1981 per la sua morte. L’eco che ne derivò coinvolse per moltissimi mesi la situazione irlandese, furono ben 100.000 le persone che si schierarono lungo il corteo funebre. Durante la carcerazione divenne giornalista e poeta, riuscendo a diffondere i suoi scritti nei modi più rocamboleschi. Bobby Sands è una vera icona irlandese, una storia dolorosa da leggere ma che apre la mente a una situazione così poco lontana, nella storia, dai giorni nostri.

6. Craic

Facciamo festa? Gli irlandesi lo chiamano Cric, specie nel nord. La parola non ha una sua traduzione ma di fatto significa divertimento. Potreste sentirla usata anche come “What’s the craic?” per significare: come va? E’ una parola di tutta l’Irlanda ma si sente di più al nord.

7. Sunday Bloody Sunday

La domenica di sangue, meglio nota come una canzone degli U2 ma di fatto è il racconto di un giorno tragico per l’Irlanda in cui morirono degli innocenti per una serie di incomprensioni. Non voglio rattristare ulteriormente la storia, dopo Bobby Sands, ma basti pensare che Bono non ebbe mail coraggio di cantarla dopo averla scritta. L’episodio avvenne a Londonderry il 30 giugno 1972. Bono aveva 11 anni. Il ricordo rimase vivo a lungo fino a che, nel 1982,  non presentò la canzone in concerto a Belfast, promettendo che non l’avrebbe più cantata. La sua non voleva essere un’accusa, ma una constatazione:

come può chi abita la stessa terra e vi è nato arrivare a odiarsi a tal punto da uccidersi?

8. Causeway Coastal Route

E’ la prima strada costiera nata in Irlanda, anche se grazie alle operazioni di Marketing dell’ente per il turismo irlandese oggi è più nota la Wild Atlantic Way. Si snoda da Belfast a Londonderry e tocca i paesini di Cushendun, Cushendal, Ballycastle, Portstewart, Portrush, insieme a tanti altri. Questa strada è considerata una delle più belle del mondo, e direi, a ragione. Se volete maggiori informazioni sulla potete trovarle sul portale del turismo irlandese.

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Ballycastle lungo la Causeway Coastal Route – ph. Silvia Signoretti

9. Il Lough Neagh

Il primo e più grande lago delle isole britanniche, non distante da Belfast. 151 miglia quadrate e una profondita, oltre che una quantità di acqua, che consentono di rifornire il 40% del nord Irlanda. Non è solo la sua grandezza ad affascinare, ma la sua calma: una vera scoperta. Poco frequentato dai turisti offre passeggiate, scorci meravigliosi, campi da golf, gite in barca e tanto altro. Passare dalle scogliere dove il mare si rompe sulle rocce a questo paesaggio è surreale.

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Lough Neagh – ph. Silvia Signoretti

10. Il Ring of Gullion

Un anello, intorno a una montagna, dove presidiavano il confine gli elicotteri inglesi. Un monte riscoperto, attraverso i suoi scenari e la sua bellezza, ma anche tramite le leggende che lo legano alla tradizione celtica. Il Ring of Gullion è frequentato dalla gente del posto e dagli appassionati di trekking ma vale la pena metterlo in lista tra le cose da fare se non altro per i paesaggi mozzafiato che consente di vedere: si arriva quasi fino a Dublino, e comunque fino al mare, anche nelle giornate più bigie. Contate una giornata, in questo posto.

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Creggan Church, sotto il Ring of Gullion – ph. Silvia Signoretti

11. 1 luglio

Se passate in Irlanda del Nord in estate vi parrà strano vedere bandiere inglesi sventolanti sui pali della luce e sulle case. Mi è capitato spesso. Mi sono sempre chiesta cosa fossero. Si tratta di una celebrazione irlandese delle più note e sentite: si commemora la vittoria della battaglia del Boyne, la prima che gli inglesi vinsero contro gli irlandesi. La battaglia fu vinta il 1 luglio 1690 e da allora è il momento di festa per eccellenza. Le bandiere vengono esposte da giugno a settembre, quasi fossero un’occasione dei più campanilisti per ricordare chi comanda, nelle 6 contee.

12. Le contee

L’Irlanda (tutta) è divisa in contee. L’Irlanda Repubblicana si compone di 28 contee, mentre quella del Nord ne ha 6: Antrim, Armagh, Down, Fermanagh, Londonderry e Tyrone.

Avevo detto 10? Scusate, mi sono dilungata. Nei prossimi articoli proverò a proporre qualche itinerario, se ne avrete piacere. Spero che queste informazioni siano utili per un viaggio in Irlanda del Nord fatto come si deve.

Vivete la cultura di un luogo, le emozioni delle persone: è il cuore di chi vive un luogo che ne fa il battito. E i ricordi di chi incontrare, nella vostra vita, non vi lasceranno mai.

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